• Sabina Fasoli

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei

Questo articolo affronta ciò che vogliamo comunicare agli altri attraverso le nostre scelte alimentari. Le nostre preferenze alimentari sono molto di più di ciò che “ci piace mangiare”, riguardano la nostra relazione con i contesti culturali di appartenenza, sono la nostra risposta all'influenza sociale.


A cura di Sabina Fasoli e Valentina Carfora per Social Psychology and Food

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Questione di gusto o di identità?


“Non mangio mai verdura perché non mi piace!”

Spesso sentiamo pronunciare questa frase perché troppo frequentemente attribuiamo le nostre scelte alimentari soltanto ad una questione di gusto. Ma c’è molto di più!


Un nuovo flirt ti ha invitato a cena al ristorante. Sei donna e ti trattieni dall'ordinare quel piatto supercalorico che ti piace tanto? Sei uomo e ti vergogni di ordinare una insalatina leggera perché sei a dieta? E il dolce... meglio dividerlo?

Grazie a molte delle ricerche condotte nell'ambito della Psicologia Sociale, possiamo spiegare il perché di queste decisioni e comprendere come le scelte alimentari non siano solo riducibili al gusto di certi cibi. Tra gli altri fattori che influenzano le nostre scelte, un ruolo importante è svolto dalla nostra identità personale e sociale. I comportamenti alimentari hanno una funzione identitaria perché “tradiscono” le appartenenze collettive e le proprie decisioni riguardo a un determinato stile di vita. Le nostre preferenze alimentari sono infatti connesse a diverse identità sociali e culturali che si influenzano reciprocamente e sono costantemente plasmate dai contesti quotidiani.


Come si spiega il legame tra cibo e identità?

Dalle ricerche emergono queste due spiegazioni del legame tra cibo e identità.

  • A livello antropologico il “principio di incorporazione” ci spinge a ritenere che “siamo ciò che mangiamo”.

  • A livello psicosociale le nostre scelte alimentari sono influenzate dalla percezione e dalla valutazione che abbiamo degli altri, dai loro giudizi e dai loro comportamenti, e soprattutto da come noi stessi vogliamo apparire. Questo ci spiega, ad esempio, perché le donne sono spesso considerate più attraenti e femminili se mangiano poco e perché adottiamo alcuni comportamenti alimentari per presentare un’immagine positiva di noi stessi. Una persona può essere più motivata a mantenere la coerenza con aspetti identitari ritenuti importanti (ad esempio, mangiare molta carne per dimostrare la propria mascolinità), piuttosto che mantenersi in buona salute mettendo in discussione la propria alimentazione.

Per la Psicologia Sociale è quindi di fondamentale importanza conoscere in modo approfondito l’influenza dell’identità personale e sociale per poter progettare interventi e strategie di educazione alla salute contrastando, ad esempio, il sempre più alto tasso di obesità.

In conclusione, le nostre scelte alimentari dipendono in buona parte da chi siamo!


La sfida “identitaria”

Se è difficile pensare alle scelte alimentari come scollegate dalle dimensioni identitarie, è anche vero che i nostri aspetti identitari non sono stabili nel tempo: si adeguano a diversi ruoli, cambiano a seguito delle esperienze e si adeguano al contesto. Di conseguenza, nelle società contemporanee, sempre più liquide e irrequiete, le nostre identità diventano sempre più cangianti, fluide e indefinite, e così le nostre scelte alimentari. Questa constatazione, però, apre uno spiraglio per la promozione della sana alimentazione.


Se gli aspetti identitari influenzano le nostre scelte alimentari e sono aperti al mutamento, possiamo cogliere la sfida di promuovere la sana alimentazione facilitando l’identificazione sociale con gruppi di persone che danno valore alla sana alimentazione.



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