• Sabina Fasoli

Voglio essere trattato come una macchina

Aggiornato il: 1 gen 2019

La psicologia "combatte" con chi non crede in essa e preferisce una soluzione più concreta e tangibile.



Se c’è un posto che mi dà sempre molta soddisfazione e opportunità di riflettere quello è il bar: un luogo d’incontro senza tempo che in base all’ora in cui ci vai ti offre un lato diverso del genere umano lì apposta per essere osservato con umiltà.

Vi racconto di questa volta in cui mentre sto addentando la mia brioche troppo calda per essere tollerata dalla fretta tipica di un milanese, osservo un trio intento a guardare una nota rubrica di medicina trasmessa durante il TG del mattino. Non presto molta attenzione al tema della trasmissione ma lo intuisco dall’uscita spontanea di uno dei tre: “Io voglio essere trattato come una macchina, non mi interessa essere capito.”

Le mie antenne da psicologa assonnata si drizzano e per un momento smetto di pensare alla marmellata magmatica per ascoltare e osservare cosa può uscire di meglio da quel gruppo.


Uno è appoggiato al bancone, un altro ha quasi un piede fuori dalla porta e il terzo, quello che non vuole essere capito, è seduto e la sua frase aleggia ancora nell’aria che sa di cappuccino. Non ha trovato risposta e non si sa se il silenzio degli altri due è assenso.

Pochi attimi e la rubrica si conclude e riprende il TG con una carrellata di cantanti dagli anni sessanta a poco fa.

Il trio si mobilita: il signore seduto si sporge in avanti, quello quasi all’uscita cambia idea e l’ultimo molla l’appiglio sicuro del bancone, il tutto per far partire il gioco della sinapsi più veloce per chi dice prima il nome del cantante che appare. Quello seduto, l’uomo-macchina per capirci, ne indovina il maggior numero e “Che ignoranti che siete!” dice agli altri due.

Ignoranza. È qui che inizio a riflettere.


Uno dei nostri protagonisti è fermamente convinto (e data l’età forse lo è da molti anni) che l’essere capito non sia necessario. Si parla di medicina e la parte emotiva, di comprensione e ascolto per lui non sembra non essere rilevante. Quindi rifletto su una questione di cui ho già molta consapevolezza: l’esclusione della sfera psicologica dal nostro quotidiano.


Siamo in tanti al mondo quindi è abbastanza normale che qualcuno ancora non consideri come reale l’universo psicologico e ritenga che i disagi corporei che incontra debbano essere trattati come un meccanico tratta una macchina. C’è un problema? Voglio una soluzione per risolverlo. Non si può risolvere? Si cambia o si mette una toppa. Sono le stesse persone che non “credono” nella psicologia perché per loro le funzioni della psicologia per la salute (mentale e fisica di conseguenza) non sono concrete. Non importa se poi l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia le terapie psicologiche per qualsiasi tipo di patologia mentale anche grave. Non importa se è scientificamente dimostrato che i farmaci antidepressivi che aumentano il livello di serotonina producono risultati simili a quelli della psicoterapia cognitivo-comportamentale.

E non importa se noi siamo la psicologia.


Non crediamo alla psicologia e davanti a uno stomaco chiuso, un senso di vertigini,

affaticamento, palpitazioni, difficoltà di concentrazione e tutti gli altri sintomi tipici di un disturbo d’ansia generalizzato, andiamo dal medico di base perché è il nostro corpo a darci dei segnali e per noi questo è un allarme medico non psicologico. Non ci balena l’idea che dopo aver fatto tutti gli esami prescritti dal medico e non aver trovato nulla forse il “problema” arriva dai piani alti. Forse è la nostra psiche che sta cercando di comunicarci che c’è qualcosa che non va e per farlo può usare solo ciò che di fisico abbiamo: il corpo.

La nostra mente, esaltata per certi aspetti geniali e trascurata per altri che ci mette a disagio discutere. Non sto a dirvi che la psicologia è “lo studio scientifico del comportamento e dei processi mentali” [Feldman, 1989] e che “scientifico” significa l’utilizzo di metodologie specifiche delle scienze per confermare i progressi e i risultati ottenuti. Vi garantisco però che la psicologia è un ramo della scienza, come la medicina.


Tornando al nostro trio, “ignoranza” sembra una brutta parola, offensiva, sminuente. Ma certo che no… Saremo pur liberi di ignorare qualcosa e concentrarci su altro, no?

Ma forse è meglio decidere di ignorare qualcosa dopo essersi fatti un’opinione concreta su di essa. Escludere a prescindere non è ignorare è non dare una possibilità, è non guardare dallo spioncino se qualcuno bussa ma decidere a priori di non aprire.

La psicologia è una scienza relativamente giovane e ha fatto grandi passi da quando si credeva che i problemi psicologici fossero causati da spiriti maligni; ma ha ancora bisogno di ottenere fiducia. Proviamo almeno a guardarla dal buco della serratura?


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